Viaggio negli Inferi

Sono le nove del mattino: il grande cancello in ferro battuto si spalanca ed io, dopo essere entrato, subito vengo immerso in un alone di storia e di mistero; sono qui, sulle vestigia del parco archeologico di Cuma, il primo insediamento degli achei sul suolo italico. Proseguo su un lungo vialone incorniciato da piante di alloro, albero sacro a Febo-Apollo. Dopo un ampio passaggio sotto una grotta tufacea, subito risaltano alla vista incisioni su marmo del IV libro dell’Eneide, “Ventum erat ad limen…” in cui si narra la discesa di Enea agli Inferi per consultare gli oracoli della Sibilla Cumana. E infatti… alla mia destra, compare subito la spelonca delle sacerdotesse di Apollo, famose in tutto il mondo antico per i loro responsi…fa quasi paura entrare nell’antro della Sibilla:qui, il tempo sembra essersi fermato…non si ode un rumore: soltanto qualche goccia d’acqua che cade al suolo dalla grotta tufacea. E’ buio: e par di vederla la Sibilla, con un gioco di luce che la illuminava da un foro della grotta per rendere il tutto più inquietante e suggestivo…esco all’aperto e alla mia sinistra, proseguo per un’ ampia scalinata in roccia, che, in pochi minuti mi porta su una terrazza panoramica da dove posso ammirare l’antica PITHECUSA ( Ischia) una delle prime colonie della Magna Grecia. Tra odori di alloro e rosmarino, in breve, arrivo alle rovine del tempio di Apollo, sempre costeggiato dalle iscrizioni su marmo dell’Eneide. Il silenzio è assoluto, interrotto soltanto dal fragore delle onde del mare sottostante. Ora, cammino su un pavimento lastricato, fino a giungere sulla sommità dell’acropoli, il Tempio di Giove, meglio conservato di quello di Apollo. Lasciata l’area del Parco di Cuma, mi dirigo verso l’Averno: il lago è calmo e tranquillo, disturbato soltanto dal vociare sommesso dei germani reali e delle numerosissime folaghe che volteggiano sulle acque. E ripenso ai miei ricordi liceali… Ulisse… Enea.. hanno solcato queste rive e mi par di vederlo il vecchio Caronte con la mano protesa a prendere l’obolo per traghettare le anime.. Anche qui, sulla mia sinistra, una nuova lapide in marmo con i versi di Virgilio. Un po’ timoroso, entro nella “Grotta della Sibilla” dopo aver percorso un sentiero stretto ed angusto. Mi ha aperto i cancelli il buon Signor Giacomino, ottantenne, custode di questo prezioso ed impareggiabile sito archeologico - naturalistico. “Qui”, mi spiega l’arzillo vecchietto, le Sibille venivano a riposare e a rifugiarsi…tutto qui è mistero ed inquietudine…si ode solo il gocciolio dell’acqua che penetra attraverso gli spessi muri della grotta e quando ne esco, ne sono quasi contento, concedendomi un buon caffè al ristorantino a “palafitta” sul lago . Proseguo ancora sulla mia sinistra, circumnavigando il lago, fino a giungere, dopo quasi un km alla grotta di Cocceio, chiusa però da molti decenni. Un sentiero alla mia sinistra, mi invita ad entrarci: sulla terra battuta, è stato creato un meraviglioso percorso naturalistico che gira intorno al lago, con torrette per lo birdwatching per l’avvistamento dei numerosi uccelli presenti su queste rive. Dopo circa venti minuti una stretta al cuore: quasi “sommerso” da una folta vegetazione, sorge il Tempio di Apollo, ancora in buono stato ma totalmente abbandonato…qualche foto di rito ed eccomi “fiondato” sul sentiero a sinistra del vialone che in mezz’ora di salita, mi porta sul cratere di monte Nuovo, totalmente ricoperto da ginestre e mirto. Qui, sotto un centenario pino marittimo, consumo la mia colazione al sacco, mentre un’esplosione di natura mi fa da cornice. Proseguo adesso, sulla mia destra, su un sentiero appena accennato totalmente ingoiato dalle ginestre di un giallo vivo ed intenso. Improvvisamente lo sguardo penetra su un panorama mozzafiato: il mare, con la vicina Pozzuoli: è una particolare bellezza paesaggistica che lascia il visitatore senza parole. Una ripida scalinata in legno, dopo pochi minuti porta nel Parco- Villa di Pozzuoli. Qui è bello potersi fermare e godere sulle panchine ben allineate, degli ultimi raggi di sole che baciano questa terra ardente ricca di natura e di storia. Ora mi giunge il desiderio di scandagliare la nostra contemporaneità, memore delle origini dense di bellezza che l’hanno prodotta. Scendo verso Napoli, ed in particolare raggiungo via Martucci per una visita allo scrigno delle plastiche ideato da Maria Pia Incutti. L’emozione è la stessa, un migliaio di oggetti che raccontano la cultura della nostra modernità con un’attenzione etica all’ambiente così vessato dagli umani.

Pino del Prete