Napoli Alchemica


Napoli è città magica per eccellenza dove si fondono miti e magie, religione e superstizione, storia e alchimia. I monumenti, i palazzi e le chiese che si affacciano sui decumani dell’antica città greco-romana portano con loro il fascino di antiche ritualità.

Uno dei più significativi esempi è la famosa cappella Sansevero che venne fondata come sacello sepolcrale della famiglia da Giovanni Francesco Sangro (1590) poi rinnovata dal figlio Alessandro (1610) ed infine decorata da Raimondo e si presenta come uno scrigno di sapere ermetico in ogni suo spazio e scultura.

Il Cristo Velato è l'opera famosa per la sua impeccabile realizzazione che si trova al centro della navata della Cappella.

Fu realizzata da Giuseppe Sanmartino, su committenza di Raimondo di Sangro.

Il sudario trasparente che avvolge il corpo di Gesù non richiama la freddezza e la durezza del marmo, materiale di cui è scolpito. La fama di alchimista e audace sperimentatore di Raimondo di Sangro ha fatto fiorire sul suo conto numerose leggende. Una di queste riguarda proprio questo velo del Cristo di Sanmartino: da oltre duecentocinquanta anni, infatti, viaggiatori, turisti e perfino alcuni studiosi, increduli dinanzi alla trasparenza del sudario, lo hanno erroneamente ritenuto frutto di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dal principe di Sansevero che con le sue doti di alchimista avrebbe saputo pietrificare un vero drappo. In realtà, il Cristo velato è un’opera interamente in marmo, ricavata da un unico blocco di pietra e la sua bellezza è dovuta alla grande maestria dello scalpello di Sanmartino ma il fascino del processo alchemico precede la fama di questa grandiosa opera.

Il filo dell’alchimia unisce il ventre di Napoli con la zona di Chiaia.

Da Cappella San Severo a Via de Sanctis basta ripercorrere Via Costantinopoli fino alla fermata Cavour della Linea 2 della Metropolitana e in una sola fermata si arriva a P.zza Amedeo.

Pochi passi in Via Martucci e si apre l’antro alchemico all’interno dello spazio contemporaneo del Plart.

Il nuovo spazio, inaugurato nell’aprile 2011, si compone di una serie d’installazioni interattive che permettono ai visitatori di avvicinarsi alle trasformazioni contemporanee dei materiali plastici partendo dall’alchimia fino ad arrivare alla chimica.

Dalla trasformazione della plastica in suoni e la composizione di frasi poeticamente plastiche, le tecnologie innovative permettono di seguire la storia dei materiali plastici come se fossero tappe successive di processi alchemici via via più sofisticati.

L’alchimia plastica contemporanea lavora incessantemente sui nuovi materiali e al termine del percorso si arriva alla magia finale.

Ormai la plastica tradizionale dal petrolio è diventata bioplastica, trasformazione pulita di materiali organici e naturali, verso un nuovo materiale plastico completamente ecologico.

Adriana Scuotto