Una lettera incontaminata

Dopo una magica escursione nel mondo dei polimeri, ospitato dalla Fondazione Plart decidiamo di andare alla scoperta di Procida. Dal traghetto che ci conduce verso il nostro approdo appare aggrappata alle acque di un mare dal blu intenso con le sue cinque punte, come se qualcuno potesse portarla via. Procida è un corpo di donna dall’energia dolce e feroce, di una bellezza che non si discute. Subito si instaura un legame magico. Ha il respiro di una bambina bellissima nel primo sonno che assume le sfumature e l’intensità del colore del tufo. Il suo profumo è quello dei bouganville, il suo fascino è quello delle radici umide di un brulicante giardino che attinge linfa direttamente dalla profondità del mare. Procida ha il ricordo della storia, strade solcate da silenzi che talvolta stordiscono e raccontano vite passate. Ti resta dentro, prima o poi devi tornarci, si aggrappa al cuore come l’isola fa con il mare. A rendere conosciuta universalmente la nostra isola è stato Il Postino, ultima pellicola che ha come straordinario protagonista Massimo Troisi. Sono principalmente quattro i luoghi dell’isola di Procida in cui si svolge la storia e che possono essere facilmente visitati: Marina Corricella, la spiaggia di Pozzo Vecchio (detta ormai “la spiaggia del postino”), la locanda del postino e le colline che costituiscono la coda dell’isola. Marina Corricella è il borgo in cui si svolge la storia, un piccolo villaggio di pescatori che, negli anni successivi al film, ha subito un’importante restaurazione, che non ne ha intaccato il fascino: semplicemente i muri delle abitazioni sono più solidi e dai vivi color pastello, esaltati ancora di più dal colore cristallino del mare. Il porto è il luogo in cui anche nel film si svolge la vita del paese e dei pescatori, un tipo di vita che non è cambiato nel tempo e che ritroverete facilmente anche oggi. Non è raro ammirare il lavoro di un anziano pescatore che rammenda le sue reti. L’ufficio postale dove lavora Mario (Massimo Troisi) si trova invece in Piazza dei Martiri  e la chiesa della processione è la Chiesa della Madonna delle Grazie. Le case dei pescatori aggrappate sull'alta e ripida costa formano un caratteristico agglomerato, comune ad altri luoghi del Mediterraneo, ma particolare per l'utilizzo dei colori pastello giallo, rosa, azzurro, verde, bianco, utili ai naviganti a riconoscere la propria casa dal mare. Il nome Corricella deriva dal greco "coros callos"( bella contrada). Al borgo della Corricella si accede solo attraverso delle scalinate. La più frequentata è la "Gradinata del Pennino", quella centrale di fronte alla chiesetta di San Rocco(XV sec.), nel punto più basso dell'omonima strada. La Gradinata attraversa una fitta schiera di case in passaggi stretti ed angusti e conduce sino al molo. Tra i palazzi vi è la chiesa dedicata a San Tommaso d'Aquino (XVIII sec.) retta dalla Confraternita dell'Immacolata dei Turchini(cosiddetti per la mozzetta di seta). La chiesa possiede una pregevole scultura lignea di Cristo, eseguita nel 1728 dallo scultore napoletano Carmine Lantriceno. Questa straordinaria opera chiude il corteo funebre del Venerdì Santo (la tradizionale processione dei "Misteri"), e il suo passaggio è sempre accompagnato da sentite lacrime di commozione dei fedeli isolani. Dalla torre della Rotonda una strada che attraversa vigneti e frutteti porta sulla collina del Cottimo. Giunti nella parte più elevata, si apre davanti agli occhi uno spettacolo straordinario: l'insenatura del "Pozzo Vecchio", racchiusa dalla "Punta della Serra" dietro la quale, la spiaggia di "Ciraccio", lunga un chilometro e mezzo e termina in una lingua di terra che unisce l'isola con la collina di Santa Margherita Vecchia. Riscendendo dal Cottimo si può facilmente raggiungere la spiaggia del Pozzo Vecchio, sovrastata dal piccolo cimitero dell'isola. 

Lucia Leo