La città delle contraddizioni

Napoli, la città delle contraddizioni. Un sole che brilla e riflette sulla facciata del Duomo, che illumina il mare, che abbraccia la gente; i vichi strettissimi e bui. L'odore del bucato pulito e quello del piperno bagnato. Il paganesimo, la santità. La pizza, il kebab. L'arte antica, l'arte contemporanea. A Napoli tutto è diverso, ma ogni cosa convive.

Semmai qualcuno vorrà davvero provare a capirla, credo dovrebbe affidarsi alla penna di Matilde Serao; perché la Serao, napoletana d'adozione, amava profondamente la città partenopea.

In Leggende Napoletane si legge: Lontano una natura quasi ideale, nebulosa, malinconica, ispiratrice agli uomini di strani deliri della fantasia: qui una natura reale, aperta, senza nebbie, ardente, secca, eternamente lucida, eternamente bella che fa vivere l'uomo nella gioia o nel dolore della realtà. Lontano si sogna nella vita; qui si vive in un sogno che è vita. Lontano i solitari e tristi piaceri della immaginazione che crea un mondo sovrasensibile; qui la festa completa di un mondo creato. E le nostre leggende hanno un carattere profondamente umano, profondamente sensibile che fa loro superare lo spazio ed il tempo. Soltanto, per ascendere ad una suprema idealità, hanno bisogno del misticismo: di quel misticismo che è la follia dell'anima, inebriata omicida del corpo, di quel misticismo che è fede, pensiero, amore, arte attraverso tutti i secoli, in ogni paese [...]*

Camminare nel centro storico, anzi, nel ventre come scrive la Serao, dopo aver letto di Napoli, delle sue infinite leggende e conosciuto i suoi sapori, nulla, ma proprio nulla sarà come prima. Non potreste trovare altrove tanta esaltazione, perché a Napoli tutto esplode ed implode.

La Serao continua: […] a questa vittoria cruenta dello spirito sul corpo, vien dietro un altro dramma, più umano, più potente, dove il pensiero ed il sentimento non vincono la vita, ma vi si compenetrano e vi si fondono; dove l'uomo non uccide una parte di sé per la esaltazione dell'altra, ma dove tutto è esistenza, tutto è esaltazione, tutto è trionfo: il dramma dell'amore. Le nostre leggende sono l'amore. E Napoli è stata creata dall'amore.*

Perché Napoli nasce dalla passione di Cimone, che amava una bella fanciulla greca, Parthenope. E la loro storia non fu semplice, come mai la fu quella di Napoli. E ancora oggi, di certo, non lo è.

Ma agli occhi di una studentessa innamorata di una storia, di una vita, di una città, conta solo tutta la potenza e la forza che da questa bellezza si può cogliere.

La prima tappa che racchiude tutto questo spirito, in una vera e propria contraddizione contemporanea, è nella famosa Piazza dei Girolamini di Via Tribunali, dove si erge una delle più vaste costruzioni di culto della città, la Chiesa dei Girolamini. Lì si fa spazio un grande capolavoro realizzato dal più famoso e quotato urban artist degli ultimi anni, ossia l'inglese Bansky.

Una giovane in estasi alza gli occhi al cielo. La sua non è un aureola, la donna non è solo una santa, o forse, non lo è ancora. Ai miei occhi quella è Napoli, dove forse mai regnerà beatitudine. O forse, è il miglior ritratto che mai sia stato realizzato del popolo napoletano, che alza gli occhi al cielo, come se sempre sulla testa flutti speranza.

Qualche anno fa ancora era possibile ammirare un secondo lavoro di Bansky, realizzato sempre con la tecnica dello stencil a Via Benedetto Croce, dove una rilettura della Santa Teresa di Bernini trovava posto tra vecchi graffiti. Ma un giorno, un writer napoletano ne ha coperto le tracce, lasciando un vuoto incolmabile per chi amava ammirare l'opera dell'artista inglese.

Napoli è un museo contemporaneo a cielo aperto, e bisogna imparare anche a leggere e far conoscere queste opere, e soprattutto, a tutelarle.

Guiderei i miei piedi e lascerei le mie orme verso la seconda tappa. Vorrei che anche gli altri sapessero apprezzare allo stesso modo quest'arte della Napoli urbana. E proprio l'anno scorso sono comparse in città le opere di un'artista di Rennes la cui sigla è Zilda, che lavora su carta modelli rinascimentali. Zilda realizza le sue opere in studio, meticolosamente ed egregiamente e poi le incolla in giro per la città e anche nei dintorni. Le sue opere vanno scovate dal corso Vittorio Emanuele fino alla villa d'Elboeuf di Portici. Una caccia al tesoro interessante, non semplice ma divertente, che si snoda nelle strade nascoste, sui muri insignificanti e scrostati. Opere delicate dalla sensibilità infrangibile. Nel vico Santa Maria dell'Aiuto l'Angelo Custode di Spadarino, cammina attento, come se fosse su un filo, come se fosse sempre sul chi va là.

Così è bella e misteriosa anche Lilith, che nasce nel cortile della Basilica di Santa Chiara nuda e sensuale, attorniata da un serpente, come John Collier l'aveva dipinta nel 1892.

Una poesia che nasce dall'alchimia dei suoi lavori con i luoghi un po' tristi e cadenti della città; quelli dimenticati, ma ricchi di fascino.

Nuove iniziative e nuovi materiali in città. Una Napoli che in passato è stata di Lucio Amelio, che inseguiva l'avanguardia, che si rinnovava completamente. Spinte rivoluzionarie che dovrebbero nascere sempre in questa grande fucina di creatività e non morire solo dopo pochi anni o pochi mesi.

La Fondazione Plart è, come altre valide proposte culturali in città, l'ultima tappa di questo piccolo, piccolissimo itinerario, che però vuole essere grande (senza alcuna presunzione) nel suo intento.

Ed eccola, l'ennesima contraddizione: una collezione di oggetti in plastica trova spazio in una città dove per anni il problema dello smaltimento ha regnato. Ma tutto, tutto può trovare vita nuova, riproporsi e rinascere. Nuove letture, nuovi orizzonti e nuovi approcci.

Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non ha tomba è immortale, è l'amore.*

* Matilde Serao, Leggende napoletane, Libro d'immaginazione e di sogno.

Silvia Scardapane